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approccio alla fotografia

 

Negli anni trenta, del secolo scorso, inizia la vendita delle prime macchine fotografiche analogiche, così come le conosciamo noi con pellicola da 35mm.

Questo portò alla nascita di grandi fotografi, che nel corso tempo, conosceremo in questo blog.

Con il finire degli anni ottanta vengono commercializzate le prime macchine digitali, ricordo ancora oggi la mia prima  digitale da ben 1,3 megapixel.

Solo nei prima anni del nuovo millennio si ha il sorpasso del digitale sull’analogico, iniziando così il primo passo verso la divulgazione di massa della fotografia.

Nel 2012 nasce Instagram che per il primo anno è ad esclusivo uso dei prodotti Apple e solo successimene anche dei più diffusi sistemi con sistema operativo  Android.

Già dall’anno successivo avviene il sorpasso della commercializzazione di smartphone rispetto ad una “pura” macchina fotografica.

Quest’evoluzion, sempre più veloce, ed una società che oramai vive quasi esclusivamente per immagini e video  ha portato ad una sempre più maggiore diffusione  della realizzazioni di foto.

Provate a pensare  quante foto mediamente scattate settimanalmente, se non giornalmente.

 

Ma con quale modalità?

 

Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere. (Henri Cartier Bresson)

 

Questa frase del maggiore esponente e pioniere della fotografia, tar i fondatori della Magnum deve farci riflettere.

Non si può pretendere che tutti applichino una tale regola ogni volta che si fa click, ma se ora stai leggendo quest’articolo hai una passione o interesse per la fotografia e non vuoi essere uno dei tanti.

 

I fotografi  o presunti tali si possono dividere in tre categorie

 

Ognuno descrive il proprio mondo, quello nel quale meglio ritrova se stesso, la bellezza che ama vivere e osservare, quello che meglio comprende e che meglio ritiene di saper interpretare.

 

Le modalità possono categorizzare, appunto,  in tre diversi approcci:

  • Autore
  • Esecutore
  • “Dito a raffica”

Una distinzione che non vuole avere una connotazione negativa, non definisce una suddivisione tra “meglio e un “peggio”, in modo particolare per i primi due, ma aiuta a descrivere tre condizioni

Differente approcci alla fotografia stessa. Tre modalità  di disporsi e che portano solitamente a risultati diversi tra loro.

 

Vediamo come possiamo descrive questi tre approcci alla fotografica

 

Autore:

 

La fotografia d’autore è riflessiva, per molti  versi così definita, intimista, non è una specie di pesca a strascico con le reti, non si scatta a raffica, non si butta “il pescato” dentro una scheda poi a casa si svuota tutto al computer e si vede che  pesci sono sati presi (ammesso e non concesso che i 1000 e passa scatti realizzati in una giornata si vedano poi tutti)

 

Ogni fotografia va vista, pensata, decisa. Questo atteggiamento   assimila con la scuola della pellicola ad esempio o con esercizi che ci portano a forzare il nostro modo di porci allo o scatto.

Da diversi anni in alcuni periodi durante la mia passeggiata obbligo me stesso a fare una sola foto per giro,  cercando così d’allenare , il mio modo d’osservare, pensare e dedicere se fare o menjo lo scatto.

Non infiniti scatti ma anche un solo scatto per shooting  fotografico.

Ad un autore (purista)  può succedere , ove questo gli sia permesso, di passare un’intera giornata senza realizzare nulla nonostante il dispendio di tempo ed energie.

Un appassionato di fotografia di paesaggio che in una giornata di trekking, dove ha speso  energie, tempo e passione può non portare  nessuna foto a casa? Con difficoltà ma può accadere se si cerca , appunto lo scatto d’autore.

 

Un autore può essere anche un bravo fotografo di bianche e nero

Il bianco e nero è  sempre una forma d’autore, alle volte inflazionata da un esecutore .Il bianco e nero è  un modo per esprimere una sensazione, scavare e modellare ed esprimere una visione. Andando oltre a quello che i colori  possono rappresentare. Solo se la foto bianco e nero raggiunte tali obiettivi si può dire d’autore.

Un ‘’bianconerista’’ lavora molto più sul contrasto tra luci ed ombre, sulle l’emozioni è costretto a soffermarsi di più sul contenuto. Il bianco e nero non è semplice desaturazione come spesso accade, torneremo in un prossimo articolo sul bianco e nero cercando di spiegare, come e quando una foto in bianco e nero funziona.

Quindi l’autore è colui che pianifica il suo lavoro fotografico, attende il momento giusto, ad esempio una certa ora del giorno dove sa che l’ombra o la luce assumono una posizione particolare, è colui che prima dello scatto sa quale sarà il risultato che si otterrà perché lo cercherà.

 

Non tutti e non sempre si  è autori, o lo si può essere in tutti i generi fotografici. Il secondo approccio è quello dell’esecutore. L’esecutore è colui che tecnicamente preparato si trova ad eseguire una foto nel momento giusto.  Può capitare che questo avvenga senza una vera pianificazione.

Essere une esecutore vuole dire , invece trovarsi a fotografare  una situazione, un tramonto, le nuvole base che si incuneano tra le valli, un raggio di sole tra le pareti, la bellezza di un’alba. Tutto questo in modo occasionale. Il manifestarsi di un momento magari irripetibile non cercato.

Ciò che vedremo . ciò che fotograferemo (potremmo fotografare), potrà essere solo quella e solo quella visione impersonale. Perché non saremo stati noi (non avremo noi deciso di essere lì) in quel momento , in quel luogo poco prima , quando le nuvole erano diverse, magari più interessanti , e non lo saremo poco dopo, quando quel tramonto potrebbe essere ancora più significativo.

 

In luoghi sconosciuti o in generei non propri  si è principalmente esecutori.

Sicuramente si sarà avvantaggiati per quanto riguarda gli elementi di base, la composizione, l’inquadratura, la gestione della luce. Diciamo che la fotografia che un esecutore realizzerà potrebbe risultare comunque  piacevole corretta almeno dal punto di vista tecnico.

 

 

Ed infine  c’è il “dito a raffica” è colui  che non stacca mai il dito dal pulsante di scatto.

Poco riflessivo usa la rete a strascico, spesso nella speranza di portare a casa il risultato, raramente con la giusta cognizione di avere nella rete la foto giusta.

Per alcuni generi è quasi necessario l’approccio giapponese particolarmente nei generi dove la velocità è importante, difficilmente nello sport uno scatto singolo può darci il risultato voluto e/o sperato .

Esiste una regola che dice per l’analogico che su un rullino da 36 un buon fotografo portava a casa 3 scatti buoni. Con il digitale si può sostenere che la proporzione si è spostata verso il 3 su 100.

 

 

Nei prossimi appuntamenti vedremo differenti modi di diventare autore o e esecutore anche degli

stessi fotografi.

 

 

Vi lascio con un frase ed un consiglio di lettura che approfondiremo in alta occasione

Quest’ultimo è

‘’ La montagna in chiaroscuro’’ di Alberto Bergani   , libro che ispira in parte quest’articolo e che ha dato vita al mio esercizio dello scatto singolo per giro.

 

“Le mie strade sono così. Tra la nuvola e il sasso

tra la cengia e la cima

tra il sospiro e lo sguardo

tra il vento ed il silenzio.

 Tra la terra e il cielo

di Alberto Bergani

 

La frase di commiato, su cui vi lascio riflettere è la seguente:

 

La macchina fotografica è uno strumento semplice, anche il più stupido può usarla, la sfida consiste nel creare attraverso di essa quella combinazione tra verità e bellezza chiamata arte. E’ una ricerca soprattutto spirituale. Cerco verità e bellezza nella trasparenza d’una foglia d’autunno, nella forma perfetta di una chiocciola sulla spiaggia, nella curva d’una schiena femminile, nella consistenza d’un vecchio tronco d’albero e anche in altre sfuggenti forme della realtà. Isabel Allende (Ritratto in seppia, 2001)

 

 

 

 

 

 

 

 

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